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Gyula Horn, il comunista che spezzò la cortina di ferro

Lunghe cesoie protese verso un  filo esile, ma forte come l’acciaio. Quella linea  impalpabile che per 43 anni tenne divisa l’europa e il mondo in due emisferi , inconciliabili eppure intimamente connessi come vasi comunicanti,  in un estenuante gioco di specchi e compensazioni.  Nel 1989 a brandire le cesoie come spade verso quella traccia di confine c’erano due uomini, il cui ritratto  bianco-nero è ormai divenuto simbolo di un’Europa  ferita che ambisce ad essere nazione. Da una parte c’era  Gyula Horn, ministro degli esteri ungherese,

gyulahorndall’altra il collega austriaco Alois Mock.

Nato a Budapest nel 1931, Horn è morto lo scorso 19 giugno. La sua è stata una travagliata carriera politica che lo ha visto prima aderire al partito comunista  di Kadar (1954) e poi abbracciare  posizioni filo-sovietiche durate la rivoluzione del 1956.

Nell’89, come ministro degli esteri dell’ultimo governo comunista, ebbe però  un ruolo decisivo nella caduta del muro di Berlino  aprendo per i tedeschi i l confine occidentale verso l’Austria. Nello stesso anno fondò il partito socialista ungherese erede dell’ex partito comunista. Dal 1994 al 1998 ha ricoperto in Ungheria la carica di Primo ministro.

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